LA NUOVA SEDE
FAMIGLIA UMAGHESE
presso PARROCCHIA DELLA MADONNA DEL MARE
Piazzale Rosmini,6
34143 TRIESTE
23 maggio 2026 - Festa del Patrono di Umago e Assemblea dei Soci della Famiglia Umaghese.
Umago Viva 155 - maggio 2026 - L'editoriale.
SI CHIUDE UNA PORTA, SI APRE UN PORTONE
Ad ogni cambio di stagione “Umago Viva” arriva nelle vostre case e porta a tanti una sventolata di notizie e aria di famiglia.
In questo numero troverete un’eco delle manifestazioni del Giorno del Ricordo, particolarmente numerose in provincia di Trieste, dove la nostra Famiglia è stata sempre presente, grazie ai numerosi volontari che si prodigano in quei giorni così intensi, a tenere alto il nome di Umago; ma eravamo anche lontano dal capoluogo giuliano, a rimarcare le nostre radici e a divulgare la bellezza dell’Istria intera: i nostri giovani fanno notizia, certo ne leggerete con soddisfazione.
Ci sono le pagine di racconti e ricordi che ci fanno andare indietro nel tempo per valorizzare i vissuti di ciascuno e mantenere il contatto fra le generazioni. Infatti i giovani spesso fanno fatica ad immedesimarsi nelle situazioni in cui si sono trovati gli Umaghesi – e gli esuli giuliani in generale – all’indomani della fine della guerra, ma è tanto più necessario raccontare, spiegare e far rivivere con la narrazione persone e avvenimenti, perché certo i tempi cambiano, ma in ogni generazione l’essere umano è tentato da dinamiche di prevaricazione che vanno conosciute e rilevate per poterle riconoscere in tempo e per tenerle sotto controllo.
Ma c’è anche un’altra novità che ci riguarda da vicino, e cioè la nuova sede che ci accoglie, dall’inizio dell’anno, in piazzale Rosmini 6, ogni giovedì pomeriggio. Nelle pagine interne rifletterò con voi su questo passaggio obbligato a cui abbiamo risposto con diverse sensibilità ma unitarietà di intenti. Mariella Manzutto, già a lungo Presidente della Famiglia Umaghese, proprio per questo svolge un breve ma intenso consuntivo della nostra attività, con puntualità e attenzione e con la memoria storica del sodalizio, che si avvicina ai settant’anni dalla fondazione.
Con lo sguardo al patrono San Pellegrino, ancora buona Pasqua, dunque, e buona lettura.
Chiara Vigini - Presidente
COMPONENTI
DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
- cariche sociali aggiornate a GENNAIO 2026 -
Chiara Vigini - Presidente
Andrea Balanza - Vice Presidente
Andrea Franco
Luciana Trento
Nel ricordo della nostra storia, con la forza della nostra cultura, per costruire il nostro futuro.
In the memory of our history, with the strength of our culture, to build our future.
Per rafforzare il contatto con tutti gli Umaghesi nel mondo: questo è il sito internet ufficiale della Famiglia Umaghese.
To strengthen the contact with all the Umaghesi in the world: this is the official website
of the Famiglia Umaghese.
email [email protected]
UMAGO VIVA DIGITAL
Una nuova funzione di ricerca è a disposizione per accedere ai numeri storici di Umago Viva: dal 1970 in poi il nostro periodico è un contenitore prezioso di notizie e informazioni sulla storia della Famiglia Umaghese, sul territorio del Comune di Umago d'Istria e su tutti gli eventi che hanno interessato la vita della nostra comunità, in Istria e dopo l'esodo a Trieste e in ogni angolo del mondo.
Vi invitiamo a collegarvi ai link sotto indicati (clicca sui titoli o sulle immagini, le prime della rispettiva serie) e scaricare preferibilmente sul PC le singole raccolte: buona lettura!
Oltre ai link internet sono presenti anche i codici QR, per un primo veloce accesso ai files con lo smartphone (inquadra con la camera e clicca "aprire nel browser").
GIORNO DEL RICORDO 2026
La partecipazione della Famiglia Umaghese
Il "10 febbraio" rappresenta un momento dell'anno in cui il nostro pensiero si concentra su quei lunghi anni della nostra storia di esuli e di discendenti di esuli. Molti della prima generazione non ci sono più, volati in un'altra dimensione eppur sempre presenti accanto a noi che restiamo legati alle loro vicende nell'esodo dall'Istria. Qualcuno è ancora presente e porta con la forza della vita il testimone che noi più giovani raccogliamo con fierezza.
La Famiglia Umaghese ha partecipato ad alcuni di questi momenti.
In particolare è stata presente con i suoi rappresentanti :
- al monumento all'Esodo, che si trova in comune di Muggia al centro della rotatoria tra la Strada Provinciale 15 "delle Noghere" e la Strada Statale 15 "Flavia". La scelta del luogo è altamente simbolica, poiché rappresenta il punto di transito di migliaia di esuli che abbandonavano le proprie terre per entrare in Italia. Altro luogo della memoria istriana è l'ex valico confinario di Cerei;
- alla Foiba di Basovizza, sul Carso triestino, divenuto il simbolo nazionale della tragedia delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Dichiarata Monumento Nazionale nel 1992 è oggi luogo di memoria dedicato alle migliaia di persone (civili e militari) uccise dalle forze jugoslave tra il 1943 e il 1945;
- al monumento all'Esodo in Piazza della Libertà a Trieste, inaugurato nel 2004, proprio di fronte alla stazione ferroviaria centrale e al Silos, luogo che storicamente offrì rifugio a migliaia di profughi e ne porta oggi il ricordo con una targa. Ai rappresentanti della Famiglia Umaghese, alla Presidente Chiara Vigini e al Presidente onorario Silvio Delbello, si sono uniti l'Assessore regionale FVG Alessia Rosolen, l'Assessore al Comune di Trieste Giorgio Rossi esule umaghese, e un gruppo di studenti con i loro insegnanti provenienti da Udine. Nel link YouTube il video short dell'evento.
Altre notizie sul Giorno del Ricordo, con una galleria fotografica, saranno pubblicate sul prossimo numero di Umago Viva.
I video della Famiglia Umaghese sul canale YouTube (per vederli sul sito attivare i link funzionali).
Click sulla Foto
Umago Viva 154 - Editoriale della Presidente
Già si accendono le luci del Natale, mentre abbiamo ancora negli occhi le commemorazioni dei primi di novembre, nel cimitero di San Damiano splendente di fiori e di lumi.
In questo tempo l’attività della Famiglia si è sviluppata a favore della cultura e del rinnovamento, oltre a tenere la barra dritta sulla conservazione delle tradizioni. Da un lato, infatti, abbiamo ricordato i nostri morti nel camposanto di Umago, facendo una visita alle tombe dei nostri familiari, defunti in tempi più o meno remoti, e ricordando tutti gli Umaghesi scomparsi nei luoghi dell’esilio. Li abbiamo commemorati davanti alla lapide a loro dedicata, sul muro della cappella cimiteriale, con un breve ma importante incontro con la Comunità degli Italiani, in cui noi Presidenti abbiamo ribadito l’importanza di rinnovare di anno in anno e di occasione in occasione le nostre comuni radici culturali e nazionali, che ci spingono ad amare il territorio di Umago e a valorizzarlo nei suoi aspetti più profondi.
D’altra parte la Famiglia ha ritenuto di dedicare forze e mezzi per incentivare lo studio e la ricerca sulla nostra storia e le nostre tradizioni. L’obiettivo è che “Umago Viva” sia fruibile anche dai nuovi studiosi, quelli che dal computer di casa propria arrivano a luoghi inaspettati con pochi semplici clic: qualcosa di sorprendente e di imprevisto – ma in direzione positiva – fino a pochi anni fa. Infatti appassionati e studiosi passavano buona parte della loro vita nelle biblioteche e negli archivi a ricercare dati e informazioni, a metterli in relazione fra loro, a confrontarli con altri documenti cartacei conservati al sicuro, chiusi in altri archivi, consultabili talvolta solo con complicate e lunghe trafile burocratiche. Ebbene, ora quei documenti cartacei vengono trasferiti sempre più numerosi nello sterminato mondo di internet, dove i ricercatori possono usufruirne stando comodamente seduti davanti ad un computer. La ricerca così può dilagare in poco tempo verso tante direzioni e può essere approfondita velocemente e in un modo molto più minuzioso e scrupoloso.
La nostra pubblicazione è certo settoriale, ma per niente modesta, considerando che fin dai primi numeri e proseguendo nel corso di parecchi anni, vi confluivano i contributi dei protagonisti della storia umaghese dei primi decenni del secolo scorso, che erano stati costretti all’esilio e che erano animati dal nobile desiderio di tramandare tutto quanto di buono era sorto nella nostra cittadina nei secoli. L’archivio cartaceo è sempre stato disponibile in sede (e tale rimane, ovviamente, su richiesta), ma proprio per incentivare studi e ricerche con modalità compatibili con quelle attuali, abbiamo deciso di renderlo disponibile in formato digitale fin dal primo numero del marzo-aprile 1971. Tra poche settimane l’interessantissimo archivio digitale sarà quindi fruibile e ve ne daremo notizia attraverso i consueti canali social. … Non si può proprio dire che la Famiglia Umaghese resti indietro con i tempi!
Sotto l’albero, dunque, cari lettori, troverete un nuovo strumento per stimolare l’interesse, facilitare la divulgazione, valorizzare la storia e la cultura di Umago e per molti sarà l’immersione in un mare di ricordi di quelli belli, che scaldano il cuore.
La procedura d’uso sarà alla portata della maggior parte di voi, basterà un po’ di pazienza iniziale e - ma solo per qualcuno - un giovane nipote, dirimpettaio, scout… che faccia “clic”, per un tuffo nel passato illuminato dalla speranza, o meglio, dalla certezza che non tutto è perduto e che nuove prospettive si aprono ai nostri occhi.
Buone feste!
Chiara Vigini
Umago Viva 153 - Editoriale della Presidente
Quando qualcuno ha la mente impegnata a pensare a un certo argomento, quello che gli accade intorno (che sente, che vede, a cui partecipa) viene facilmente deviato proprio in quella direzione.
È accaduto così a me, mentre pensavo che volevo dedicare questo editoriale estivo al racconto, all’importanza del raccontare le nostre storie con semplicità, per renderle durature. Anche al giorno d’oggi questo atto è fondamentale ma mi pare disperso tra moltissime modalità di narrazione molto accattivanti e spesso ricche di immagini visive ma, proprio per questo, talvolta povero di intimità e, in fondo, privo di profondo coinvolgimento.
Mi accorgo che i ragazzi hanno voglia e bisogno di ascoltare storie e mi sembra che anche i miei studenti si aspettino da me, oltre alle nozioni su scrittori, poeti e correnti letterarie, proprio il racconto su chi ha lasciato un segno nella Storia tanto da meritare di essere citato nei manuali scolastici. Mi pare infatti che sempre più la rete ci aiuti quanto a nomi e date, ma spersonalizzi quanto a empatia e ad assegnare la giusta importanza del quadro complessivo di persone e fenomeni.
Stavo dunque pensando ai racconti degli istriani, quando mi trovavo a un corso di aggiornamento obbligato, uno dei molti a cui devo partecipare ma, una volta tanto, era proprio interessante.
Un tempo, per un bravo giornalista, c’era la regola delle 5W (cinque vi doppie). Facendo riferimento alla lingua inglese, si intendeva dire che un articolo, un testo ecc. deve spiegare chi (who) è il protagonista dell’avvenimento di cui si racconta, where e when (dove e quando) è accaduto, che cosa (what) è accaduto realmente e perché (why). Col tempo si era aggiunta un’acca, how, cioè come è avvenuto. Su questo schema venivano valutati – e credo che per qualcuno valga ancora – anche i temi dei ragazzi dei primi anni di scuola.
Oggi – dicevano nel mio corso – si è superato questo semplice ma efficace giudizio sui racconti, non solo di cronaca, perché si è aggiunto un ulteriore passo in avanti, più consono alla vita nostra che, rispetto a pochi anni fa, è più veloce, quasi sincopata, e decisamente più superficiale. Si sono quindi aggiunte 5M, che in inglese significa more: più, di più.
Non crediate che tutto questo discorso ci porti lontano da Umago e dagli Umaghesi, dall’Istria e dalla nostra storia patria, solo volevo introdurvi al fatto che la nostra piccola storia di paese era, ed è ancora, molto ben inserita nelle vicende attuali e ritengo che quanto più si adeguerà al tempo presente, tanto più resterà storia viva. Perché il rischio elevato è che scompaia con la scomparsa degli ultimi esuli, come tutti noi ben sappiamo.
E quindi vado avanti: quali sono questi cinque “più” di cui i nostri racconti, intesi in senso più ampio, devono essere infarciti per poter essere attuali e quindi per interessare, per rimanere?
Il primo è: more request, more sources: più domande, più fonti. Col passare degli anni, la visione della vita cambia: talvolta si restringe, ma talvolta, invece, finite le battaglie per l’autoaffermazione, spesso permette un allargamento della prospettiva. Si amplia facilmente anche il giro dei contatti con le persone, perché oggi i social ce le rendono più vicine e moltiplicano i rapporti. Col maturare dell’età possiamo permetterci di aprirci maggiormente all’altro, e di chiedere apertura, di riconoscere che nessuna domanda è scorretta, perché sono proprio le domande, anche quelle scomode, a farci diventare sempre più profondi, più consapevoli dell’umanità.
Nel nostro ambito, l’apertura degli archivi dopo un certo numero di anni ci viene in aiuto per allargare studi e ricerche. Si collega bene con questo tema il progetto che la Famiglia Umaghese sta mettendo a punto per mettere a disposizione degli interessati, attraverso la digitalizzazione, gli archivi di questo nostro periodico, fin dai suoi inizi ciclostilati: è una fonte succulenta di notizie e informazioni di cui speriamo molti possano e vogliano usufruire.
La seconda M si lega strettamente alla prima ed è quella che chiede più tempo (more time) per la ricerca e la verifica delle informazioni: insomma è venuto il momento di ridurre, se non chiudere, con le generalizzazioni e di fare attenzione a non aumentare il sensazionalismo con il passare dei racconti di bocca in bocca, talvolta col solo scopo di mantenere un atteggiamento vittimistico che è poco produttivo per tramandare la nostra storia e cultura.
E che dire di more languages, more points of wiew (più linguaggi, più punti di vista)? Immediato mi viene alla mente che talvolta gli esuli istriani sembrano chiusi ai punti di vista altrui o paiono ascoltarli solo per trovare una conferma della loro verità. So di esprimere parole che a qualcuno possono apparire dure, ma so anche che è necessario conoscere più lingue e punti di vista per poter dare informazioni complete e quanto più possibile inclusive a chi deve venire dopo.
Allo stesso tempo ci aspettiamo di avere sempre più tutele legali, diritti e libertà (more legal potections, rights, freedom) da esercitare anche nei confronti dei pochi, ormai, che negano la nostra storia e vorrebbero relegarci nell’angolo dei piagnistei e delle rivendicazioni.
L’ultimo “più” riguarda l’atteggiamento di umanità e di attenzione alle persone e alle loro storie (more humanity), da qualunque parte esse arrivino. La Famiglia Umaghese ma anche tutte le altre associazioni di esuli sono permeate dalla presenza di persone di una certa età, o meglio, sono tenute in piedi perlopiù da persone di età avanzata. È necessaria una maggiore attenzione sia nel raccogliere le ultime testimonianze degli anziani, sia nell’accogliere le proposte e le iniziative dei più giovani. Nel primo caso bisogna farlo con la delicatezza che si deve alla fragilità dell’età; nel secondo caso, invece, ci vuole la libertà e lo stupore che si concede a ogni nuova fioritura di pianta, che cresce a suo modo ma sempre ancorata alla pianta madre e alla radice. Si deve al loro elevarsi da terra la possibilità di raggiungere l’energia dei raggi solari e perpetuare la specie – nel nostro caso la cultura, le tradizioni, la voglia di vivere – caratteristica del genere umano.
Buona lettura e buona estate!
Chiara Vigini
Umago Viva 152 - Editoriale della Presidente
Quando questo foglio sarà arrivato nelle vostre case, gli echi del Giorno del Ricordo saranno ormai affievoliti e forse ci conviene provare a considerare con un po' di distanza questa ricorrenza emozionante e ricca di commemorazioni, ricordi e manifestazioni, perché i suoi effetti si prolunghino oltre quei pochi giorni o poche settimane.
Abbiamo commemorato, perché abbiamo ricordato insieme, abbiamo riportato alla memoria fatti, avvenimenti, sentimenti, stando insieme ad altri, non come pensiero e atto privato, ma collettivo, per il bisogno che abbiamo di condividere e di sentirci popolo. Anche quest'anno lo abbiamo fatto in tanti posti: Basovizza, Rabuiese, piazza Libertà, cimitero di Umago e altri. Vedremo nelle pagine interne luoghi e momenti in cui siamo stati insieme in modo significativo.
Ricordare significa propriamente “riportare al cuore”. Più volte in questi giorni abbiamo riportato al cuore, al centro, affetti e storie che durante tutto l'anno rimangono sullo sfondo delle nostre vite. Ci ha fatto bene, perché è il pulsare del cuore che manda il sangue alla periferia del corpo, per rivitalizzarlo tutto, ed è bene esserne consapevoli.
Le manifestazioni sono momenti, eventi durante i quali si manifesta, si mostra, si esprime, ovvero ci si mostra, ci si esprime. Per noi esuli giuliano-dalmati oggi è piuttosto facile esprimersi e mostrarsi, in Italia, perché finalmente tutte le istituzioni dello Stato sono palesemente e caldamente dalla nostra parte, perché grandi progetti fruiscono di cospicui finanziamenti che permettono alla nostra storia dolorosa e tragica di apparire in televisione con programmi in prima serata, di riempire i banconi delle librerie con numerose pubblicazioni e anche il mondo della scuola è sempre più attivo e rispondente. Non era sempre così: come ben sappiamo, fin dall'inizio e per molti anni gli esuli che si riunivano in associazione hanno svolto un volontariato sotto traccia e silenziato, specie nel territorio nazionale fuori Trieste. Inoltre oggi, piccole frange e azioni di scalmanati (nessuno li chiama più nemmeno “negazionisti”), non fanno quasi testo e i media ci abboccano per brevissimo tempo, come è giusto che sia. Si direbbe che l'obiettivo è raggiunto, dunque: la nostra storia è nota, interessa ed emoziona.
È proprio dell'emozione “muovere fuori”, emozione significa proprio questo ed è un'altra parola importante su cui forse merita riflettere, perché non è un segnare il passo, ma un procedere, un andare avanti nella realtà in cui viviamo, per emergere con le nostre peculiarità, che sono quelle qualità che ci hanno permesso di rimanere vivi e operativi in questi lunghi decenni dal dopoguerra in poi. Vivi e operativi come singole persone e come associazioni e come Famiglia Umaghese.
Ancora una volta abbiamo ricordato, abbiamo fatto memoria, laddove la memoria è propriamente il ricordo che si è trasformato, che è stato rielaborato per servire al futuro. Se si volgesse solo al passato, sarebbe rimpianto o addirittura recriminazione, ma questi sono atteggiamenti sterili che non tengono conto del tempo che passa, della vita che evolve, della realtà che cambia, perché sono emozioni primarie, non mediate dalla cultura, dall'educazione e dal rispetto che sono invece qualità tipiche degli Istriani e tanto più degli Umaghesi che – come tutti gli abitanti delle cittadine della costa istriana e dalmata – possono aggiungere l'apertura all'altro, la capacità di essere luoghi-ponte, cioè di mettere in relazione chi arriva al mare e chi vive al di là del mare, rimanendo se stessi, rispettosi, attenti, accoglienti, mantenendo una identità ben precisa in grado di offrire nuove possibilità a chi viene in contatto con loro.
Con questa prospettiva vi auguro buona lettura!
Chiara Vigini
Giorno del Ricordo 2025. La rappresentanza della Famiglia Umaghese in Piazza della Libertà a Trieste, al Monumento all'Esodo.
Umago Viva 151 - editoriale della Presidente Chiara Vigini
1954 - 2024: fra sorrisi e lacrime, la libertà
Ho iniziato a pensare a questo editoriale alla fine di agosto, quando è emersa una questione sulle tabelle con la denominazione di vie e piazze di Capodistria usate cento anni fa, quindi con i toponimi veneti di epoca austriaca, prese di mira inopinatamente dall'Ispettorato del Ministero della Cultura sloveno, che le voleva eliminare. Non si trattava delle indicazioni bilingui delle vie, che non sono state sfiorate dalla vicenda, ma proprio dell'eredità storica che il Consiglio comunale del 2018 aveva voluto ripristinare per rendere evidente la pluralità linguistica del territorio. Pluralità vista come ricchezza: una visione non condivisa da chi interpreta con rigore, che giudichiamo assurdo, una legge slovena destinata a tutelare la lingua della piccola repubblica a noi vicina.
Il sindaco di Capodistria ha resistito alla soppressione e ha manifestato il suo dissenso facendo voltare le tabelle con la scritta verso il muro e suscitando reazioni variegate: chi concordando con la protesta, chi sminuendone il valore, ma perlomeno alzando un polverone che si spera acceleri la discussione e la soluzione del caso, approdato così al Parlamento sloveno.
La faccia voltata delle tabelle mi ha richiamato alla mente l’immagine della faccia voltata dei due Presidenti che si tenevano per mano davanti alla Foiba di Basovizza: ma l’obiettivo era ben altro e… alto! Pare una gran contraddizione: da un lato i Presidenti dei rispettivi Paesi, insieme col Consiglio comunale, espressione dei cittadini, che si muovono nel verso del riconoscimento reciproco, della reciproca collaborazione e convivenza; in direzione opposta i burocrati dello Stato, che sembrano attenersi alla lettera di norme tese all’autoaffermazione (all’autodifesa?), ma che ignorano lo spirito di norme che forse andrebbero riviste, adattate ai tempi e ai luoghi.
La pacificazione nella frontiera orientale sembra presentarsi a strati. Speriamo bene!
L’altro avvenimento che ha contraddistinto questo periodo autunnale è stato l’anniversario tondo dei 70 anni del ritorno di Trieste all’Italia, il 26 ottobre. Io personalmente, benché non abbia vissuto quel giorno in prima persona, non posso fare a meno di festeggiare con gioia e commozione, evidentemente riecheggiando i sentimenti dei miei cari che erano là, sotto la pioggia battente.
Il Comune di Trieste e molti istituti di cultura, associazioni di esuli, enti vari hanno promosso moltissime e davvero valide iniziative memorialistiche e culturali sventagliandole nel corso di parecchie settimane. Ma devo osservare, presente alle manifestazioni, diversi segnali dei tempi cambiati e del poco spazio che c’è fra la gente comune per le manifestazioni patriottiche.
In primo luogo la (poca) partecipazione in piazza Unità alle commemorazioni ufficiali e anche una certa trascuratezza dei particolari, da parte dell’organizzazione: mentre le bandiere si abbassavano sulla prima sera di Trieste Italiana, un’altra Trieste, forse più godereccia che affarista, proclamava la partenza della nave da crociera di turno, con gli altoparlanti che sovrastavano di gran lunga la fanfara dei bersaglieri, sul lato mare della piazza. Sarebbe bastato spostare l’imbarco di un quarto d’ora, per mantenere un maggior tono di solennità.
E poi la scarsa presenza dei giovani…
Che poi questo anniversario sia un Giano bifronte con una faccia che ride e l’altra che piange, questo è chiaro: Trieste riconquistata, l’Istria perduta.
La folla che in quel giorno piovosissimo era riversata in piazza Unità ora è per la gran parte scomparsa, ma restano i racconti, le memorie, che sono molto intense anche per quelli della mia generazione che non erano ancora a questo mondo, ma percepiscono nell’atmosfera le vibrazioni tricolori, all’avvicinarsi del 26 ottobre di ogni anno, anche quando cade di giorno feriale. Mia sorella, eccezionalmente a Trieste in questi giorni, ricordava confusamente la posizione di mia mamma, sotto un certo lampione (“pastorale”) di piazza Unità e si è commossa quando io gliel’ho confermato: la didattica di mia mamma è stata persuasiva e ridondante e ha funzionato, evidentemente.
Per i miei, unito al ricordo di piazza Unità c’era il ricordo del 24 maggio dell’anno precedente, il tragico 1953, quando erano andati con tanti altri giovani istriani a Vittorio Veneto, a 35 anni dalla fine vittoriosa della prima guerra mondiale, dove Degasperi aveva parlato alla folla e alla delegazione giovanile dei democristiani di Trieste e dell’Istria, lì accorsi, appunto. Mamma sempre raccontava che alla fine della manifestazione, mentre le automobili delle autorità sfilavano, il gruppo degli istriani, fra cui c’erano lei e mio padre, si sono messi a gridare: “I-stria! I-stria!” attirando l’attenzione dell’allora ministro, forse sulla macchina scoperta. Ma lui, voltandosi verso di loro, ha avuto un gesto di sconforto: “El ga scassà la testa”, diceva mamma, e non parlava oltre.
Scellerata guerra, scellerata come tutte le guerre, sempre giocate sulla pelle della gente, che qualche volta l’hanno scelleratamente invocata. Scellerata questa tanto più che è stata persa e pagata dalle terre adriatiche.
Eppure alla fine la festa ha prevalso sul lutto e sempre, il 26 ottobre, si va in piazza Unità a onorare la bandiera, a manifestare il proprio amore per l’Italia, liberamente, in pace.
Chiara Vigini
Umago Viva 150 - editoriale della
Presidente Chiara Vigini
Fra Soci e Santi
Almeno tre manifestazioni hanno scandito questi mesi di primavera, per noi Umaghesi: l'Assemblea generale dei soci, che si è tenuta il 20 aprile scorso, il primo pellegrinaggio degli Umaghesi nell'Istria interna, nei dintorni di Cava Cise e nei luoghi tristemente noti per la memoria degli infoibati, e infine la festa di san Pellegrino, amato patrono della nostra città. Sono stati avvenimenti ma anche occasioni che abbiamo avuto – e molti di noi ne hanno approfittato – per ritrovarci insieme. Se anche alcuni avrebbero voluto, ma non hanno potuto essere fisicamente presenti in quelle circostanze, però hanno saputo della riunione e del viaggio e della celebrazione, e hanno potuto partecipare almeno in spirito: anche questo è “fare famiglia”.
Dei primi due avvenimenti leggerete e apprezzerete i servizi fotografici nelle pagine interne; anche il terzo avrà le sue belle foto e un cenno, perché si è svolto a ridosso dall'uscita di questo nostro periodico, ma mi piace parlarne brevemente anche qui, perché si è tenuto, come ogni anno del resto, in due luoghi a me particolarmente cari: l'altare degli Esuli a Monte Grisa e a Campo Romano, a Opicina.
Negli anni settanta il Tempio mariano era stato eretto da poco e all'interno era quasi del tutto spoglio, ma uno dei primi altari, credo, ad essere sistemato, è stato proprio quello degli Esuli istriani, a sinistra dell'entrata bassa, dove ancora si trova. Per un periodo la zona dev'essere stata racchiusa entro pareti semitrasparenti di plexiglass, mi pare di ricordare, forse mentre l'interno del santuario non era ancora del tutto e precisamente progettato. O forse c'erano intorno impalcature? Non so, le mie memorie da bambina sono un po' vaghe, ma mi pareva una cappelletta raccolta, all'interno dell'enorme edificio vuoto, in cui si celebrava la messa la domenica mattina, prima di partire per le gite, o la sera, di ritorno dalle scampagnate: di ritorno dall'Istria, di fatto. Era un luogo speciale, isolato pur essendo in mezzo a una chiesa, in cui riecheggiavano misteriosamente i suoni delle preghiere. Così me lo rivivo ancora, ogni volta che ci vado, e così l'ho rivissuto anche questa volta, sebbene l'ambiente sia oggi molto diverso e l'eco non sia proprio più quella. Sabato 25 maggio ci siamo recati lì in processione interna al santuario, per recitare la preghiera a San Pellegrino, dopo aver partecipato alla Messa nella chiesa superiore. È stato un bel pregare!
Quanto a Campo Romano, dove ci eravamo recati in precedenza per un omaggio floreale e la preghiera, sempre davanti alla statua del santo Patrono, è un luogo che mi fa allegria, una particolare simpatia, perché ricordo mia nonna Maria alloggiata lì, con nonno Mario e zia Graziella e zio Antonio, nei primi anni dopo che erano venuti “di qua”, fino ai primi anni sessanta, credo, e avevano trovato posto in casupole (forse baracche o prefabbricati, non ricordo), finché non hanno abitato nell'appartamentino a Borgo San Nazario. Immagino che per loro non fosse per niente allegro, ma per me sì: la compagnia della nonna e l'ambiente aperto, di campagna, mi piacevano molto.
E dunque eravamo anche a Campo Romano, a rendere omaggio a San Pellegrino. Un nome, un programma: pellegrino è chi va nel mondo avendo nel petto l'amore per una patria che è allo stesso tempo perduta e ritrovata, sempre desiderata e ricordata.
“Pellegrino” è chi va, sapendo cosa lascia e cosa vuole, ma non quello che troverà. Così anche i nostri esuli, che hanno finito per trovare in esilio, in massima parte, quella vita laboriosa e attiva che sono stati capaci di ricostruirsi. Ha ragione padre Moro, che ci ha assistito durante le celebrazioni: abbiamo buon diritto e vantaggio a invocare San Pellegrino, e a imparare da lui ad andare e a restare, sempre di buon animo.
Il nostro pellegrinaggio a Monte Grisa è stato occasione anche per rinsaldare il legame fra generazioni. Infatti abbiamo visto con molto piacere l'arrivo dei nostri umaghesi più anziani, chi arrancando, chi sulle ruote, accompagnati da figli e nipoti che si sono prestati volentieri a mettere tempo e forze a loro disposizione perché non mancassero a questo appuntamento così pieno di significato, per loro e per noi. Grazie a chi si è fatto portare e grazie molte a chi li ha portati!
E a tutti voi che siete arrivati fin qui: buona lettura e buona estate!
Chiara Vigini
L'ARCHIVIO FOTOGRAFICO DELLA FAMIGLIA UMAGHESE
L'archivio fotografico della #FamigliaUmaghese è fonte preziosa per perpetuare nel tempo il ricordo di
Umago, prima dell'esodo. Case, strade, mare, campi, chiese, visi delle gente, bambini, giovani, vecchi, ... nulla va perduto. Valori che conserviamo, uniti idealmente - anche se sparsi in ogni
angolo del mondo - nell'Associazione che dagli anni '50 ci rappresenta. I giovani di oggi, figli e nipoti degli esuli dal Comune di #Umago d'Istria, possono ritrovare in questo piccolo video le atmosfere indimenticabili della terra dei loro padri e nonni. A questi giovani,
in particolare, l'invito a diffondere queste immagini.
VI INVITIAMO A RICERCARE LE VECCHIE IMMAGINI,
PREZIOSE PER LA STORIA DELLA NOSTRA TERRA.
PORTATELE NELLA NOSTRA SEGRETERIA,
LE RACCOGLIEREMO IN FORMATO DIGITALE.
The photo archive of the #FamigliaUmaghese is a precious source to perpetuate the memory of Umago over time, before the exodus. Houses, roads, sea, fields, churches, people's faces, children, young people, old people ... nothing is lost. Values that we preserve, ideally united - even if scattered in every corner of the world - in the Association that has represented us since the 1950s. Today's young people, children and grandchildren of exiles from the Municipality of #Umago d'Istria, can find in this small video the unforgettable atmospheres of the land of their fathers and grandparents. To these young people, in particular, the invitation to spread these images.
Famiglia Umaghese

















